Ritenuta su bonifico ristrutturazione: cos’è, come funziona e come si recupera (Esempio)

Ritenuta su bonifico ristrutturazione: cos’è, come funziona e come si recupera (Esempio)
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Hai appena fatto un bonifico parlante per pagare i lavori in casa ma scopri che l’impresa ha ricevuto meno di quanto hai versato.

La banca – o le Poste – ha “trattenuto” una parte dei soldi.

Non è un errore, è la ritenuta d’acconto applicata sui bonifici delle ristrutturazioni.

In questa guida vedrai cos’è, come funziona (con un esempio pratico), a quanto ammonta, come viene recuperata e come sono cambiate le aliquote (dal 2024 al 2026).

Cos’è la ritenuta d’acconto sul bonifico parlante

Quando paghi un’impresa con il bonifico parlante (quello richiesto per accedere al bonus ristrutturazione, all’ecobonus o al sismabonus), la tua banca — o Poste Italiane — non trasferisce il 100% dell’importo al beneficiario (l’impresa o l’artigiano).

Ne trattiene una quota a titolo di acconto sull’IRPEF o sull’IRES che l’impresa dovrà pagare.

Questo importo viene versato direttamente all’Agenzia delle Entrate: banche o Poste Italiane agiscono da sostituti d’imposta.

In pratica: tu paghi l’intera fattura con il bonifico, ma l’impresa riceve la cifra decurtata della ritenuta. L’importo trattenuto non è perso, ma è un anticipo fiscale che l’impresa potrà recuperare in dichiarazione dei redditi.

Perché esiste questa ritenuta?

La ritenuta d’acconto è stata introdotta nel 2010 (D.L. 78/2010) come strumento di controllo fiscale: ridurre le frodi legate ai bonus edilizi, garantendo che chi riceveva i soldi li dichiarasse davvero al fisco.

Nel corso degli anni l’aliquota è cambiata più volte:

Periodo Aliquota
Dal 1° luglio 201010%
Dal 20114%
Dal 1° gennaio 20158%
Dal 1° marzo 202411%

Ritenuta banca su bonifico ristrutturazione 2024 e 2025/2026: c’è differenza?

Sì, c’è una differenza — ma riguarda solo i bonifici inviati prima del 1° marzo 2024.

  • Fino al 28 febbraio 2024: ritenuta all’8%
  • Dal 1° marzo 2024 in poi: ritenuta all’11%

Questa aliquota dell’11% è rimasta invariata nel 2025 e nel 2026: le ultime due leggi di Bilancio non l’hanno modificata.

Come si calcola la ritenuta: esempio pratico

Vediamo un esempio pratico per chiarire meglio il funzionamento della ritenuta.

Esempio: bonifico da 5.000 euro (IVA al 10% inclusa)

Supponiamo che la fattura dell’impresa sia composta così:

  • Imponibile (lavori): 4.545,45 €
  • IVA al 10%: 454,55 €
  • Totale fattura: 5.000 €

Quando la banca riceve il bonifico parlante da 5.000 €, deve calcolare la ritenuta.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la ritenuta non si applica sull’IVA.

Considerato però che la banca non conosce l’aliquota IVA esatta applicata in fattura, per semplicità scorpora sempre l’IVA al 22% (l’aliquota più alta). Questo vale indipendentemente dall’IVA effettiva in fattura.

VoceCalcoloImporto
Importo del bonifico5.000 €
Scorporo IVA al 22% (forfettario)5.000 ÷ 1,224.098,36 €
Ritenuta dell’11%4.098,36 × 11%450,82 €
Importo che riceve l’impresa5.000 – 450,824.549,18 €

Quindi su un bonifico da 5.000 euro:

  • la banca trattiene 450,82 euro e li versa all’Erario
  • l’impresa riceve 4.549,18 euro sul proprio conto

Il cliente ha pagato tutto, l’impresa riceve meno.

Chi subisce la ritenuta: il cliente o l’impresa?

Chiarisco un punto cruciale, che crea spesso confusione.

La ritenuta è a carico dell’impresa, non del cliente.

Tu, come committente dei lavori, paghi esattamente l’importo in fattura.

Non devi aggiungere nulla, non devi fare calcoli. Versi il totale con il bonifico parlante e sei a posto.

È l’impresa (o l’artigiano) che riceve meno di quanto pattuito, perché la banca – o Poste Italiane – ha già girato una parte all’Agenzia delle Entrate come anticipo fiscale.

Come recupera la ritenuta chi ha eseguito i lavori

L’impresa o il professionista che ha subito la ritenuta d’acconto la recupera in dichiarazione dei redditi.

Funziona così:

  1. Durante l’anno l’impresa accumula le ritenute subite su tutti i bonifici parlanti ricevuti
  2. In dichiarazione dei redditi, queste ritenute vengono portate a scomputo delle imposte dovute
  3. Se le ritenute subite superano l’imposta da pagare, si genera un credito d’imposta che può essere usato in compensazione o chiesto a rimborso

Anche se l’impresa recupera tutto l’importo delle ritenute, di fatto ci rimette in termini di liquidità, perché riceve meno soldi nell’immediato (e questo rappresenta un problema per molte imprese strutturate).

A quali lavori si applica la ritenuta su bonifico ristrutturazione

La ritenuta dell’11% si applica su tutti i bonifici disposti per lavori che hanno diritto a una detrazione fiscale, quindi:

  • Bonus ristrutturazione
  • Ecobonus (riqualificazione energetica)
  • Sismabonus

Non si applica quando il pagamento non è richiesto in forma di bonifico parlante, come ad esempio il bonus mobili pagato con carta di credito o bonifico ordinario (oppure lavori senza detrazioni fiscali).

Riepilogo ritenuta d’acconto su bonifici ristrutturazione

Cos’èAnticipo IRPEF/IRES trattenuto dalla banca sui bonifici parlanti
Chi la subisceL’impresa (non il cliente)
Aliquota 2024 (fino al 28/02)8%
Aliquota dal 1° marzo 202411%
Aliquote 2025 e 202611% (invariata)
Base di calcoloImporto del bonifico scorporato dell’IVA al 22%
Come si recuperaIn dichiarazione dei redditi dell’impresa

Per concludere

La ritenuta d’acconto sui bonifici parlanti, in fin dei conti, non cambia nulla per chi ristruttura: il cliente paga quanto indicato in fattura, né un euro in più né uno in meno.

A subire la trattenuta è l’impresa, che però la recupera in dichiarazione dei redditi.

A presto
Lorenzo

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Lorenzo Ciancio

Autore del post e fondatore di Voglia di Ristrutturare Leggi i miei articoli