Come aumentare la classe energetica di una casa: interventi e bonus
In questa guida scoprirai come aumentare la classe energetica della tua casa: quali interventi considerare, a quali dare priorità, i bonus edilizi disponibili e i benefici concreti dei lavori.
Se il tuo obiettivo è ristrutturare, riqualificare e abbassare i costi delle bollette, stai leggendo l’articolo giusto.
Iniziamo!
Cos’è la classe energetica della casa?
La classe energetica è un indicatore che valuta l’efficienza energetica di un edificio, ovvero quanta energia è necessaria per riscaldarlo, raffrescarlo e produrre acqua calda sanitaria.
Il valore dipende dalle caratteristiche costruttive dell’immobile, in primis l’isolamento termico dell’involucro e l’efficienza degli impianti.
Cos’è l’APE e come scoprire la classe energetica
La classe energetica è certificata dall’APE, l’Attestato di Prestazione Energetica.
Si tratta di un documento redatto da un tecnico abilitato (geometra, architetto o ingegnere) che analizza l’edificio e lo colloca in una scala di classi energetiche che fino al 29 maggio 2026 andava da A4 a G.
All’interno dell’APE, oltre alla classe, trovi le prestazioni dell’edificio e le principali dispersioni energetiche, con suggerimenti sui possibili interventi di miglioramento (quelli che ti interessano).
L’APE ha una validità di 10 anni ed è obbligatorio per vendita e affitto di immobili. Se non è presente o è scaduto, può essere redatto da un certificatore energetico (costo medio: da 150 a 300 euro per appartamento, maggiore per case indipendenti).
Le nuove 7 classi energetiche della casa (aggiornato 2026)
Fino al 29 maggio 2026, la scala delle classi energetiche andava da G (la peggiore) fino ad A4 (la migliore).
Da quella data, l’Italia è chiamata ad adottare la nuova classificazione europea, che sostituisce la vecchia scala nazionale: osserva la tabella.
| Scala italiana | Caratteristiche |
|---|---|
| A4 | Massima efficienza energetica. Edifici quasi a energia zero, isolamento e impianti al top. |
| A3 | Efficienza molto alta. Standard tipico delle nuove costruzioni più recenti. |
| A2 | Efficienza alta. Involucro ben isolato, impianti moderni. |
| A1 | Buona efficienza. Spesso edifici nuovi o ristrutturati con criteri energetici. |
| B | Efficienza discreta. Isolamento accettabile, impianti nella media. |
| C | Efficienza media. Margini di miglioramento concreti con interventi mirati. |
| D | Efficienza sotto la media. Dispersioni significative, impianti spesso datati. |
| E | Bassa efficienza. Isolamento scarso o assente, consumi elevati. |
| F | Efficienza molto bassa. Tipica di edifici datati senza interventi di riqualificazione. |
| G | Efficienza minima. Massime dispersioni, impianti obsoleti, consumi molto alti. |
La scala nazionale prevedeva 10 classi energetiche, mentre quella europea – uguale per tutti i Paesi dell’UE – passerà a 7 livelli: da A (migliore) a G (peggiore).
All’interno della nuova classe A confluiranno tutte le sotto-classi A1-A2-A3 e A4.
Il 29 maggio 2026, tuttavia, rappresenta la scadenza europea per il recepimento della direttiva, ma non cambia automaticamente il sistema.
Il cambiamento sarà graduale, perché servono leggi italiane di attuazione e coordinamento tra Stato e Regioni.
Gli APE emessi prima del 29 maggio 2026 mantengono la validità ordinaria di 10 anni.
Perché conviene migliorare la classe energetica
Il più semplice degli interventi di efficientamento energetico richiede comunque un investimento di qualche migliaio di euro, quindi vediamo due motivi concreti per valutare delle opere di riqualificazione.
#1 Risparmio in bolletta
Il risparmio in bolletta è il primo vantaggio immediato.
Per ridurre i consumi in modo significativo, nella maggior parte dei casi, dovrai sia limitare la dispersione termica – con interventi di isolamento – sia migliorare l’efficienza degli impianti (riscaldamento, raffrescamento e produzione di acqua calda sanitaria).
Questo è l’approccio ideale, purtroppo non sempre fattibile per questioni di budget o altri motivi.
Vuoi ridurre le bollette subito (prima dei lavori)?
Gli interventi di riqualificazione energetica richiedono budget, tempo e pianificazione.
C’è però una cosa che puoi fare adesso, senza burocrazia e senza cantieri: verificare se stai pagando luce e gas più del necessario.
Il mercato libero dell’energia offre tariffe molto diverse, ma il problema è che confrontarle richiede tempo e conoscenze. 🤔
Per questo ho deciso di collaborare con Switcho, un servizio gratuito che analizza i tuoi consumi reali – basta caricare la bolletta – e ti propone le offerte migliori tra i principali fornitori italiani.
Se non conviene cambiare, te lo dicono loro per primi.
#2 Aumento del valore dell’immobile
Il secondo vantaggio è l’aumento del valore immobiliare.
Un immobile riqualificato, con involucro efficiente e impianti moderni vale di più rispetto a uno simile in bassa classe energetica.
Secondo un’indagine Nomisma del 2024, il 31% degli acquirenti considera la classe energetica una priorità assoluta nella scelta della casa. Chi vuole un immobile efficiente è disposto a pagare di più, perché sa che spenderà meno in bolletta ogni mese.
L’aumento di valore però non è automatico – perché dipende anche dal momento di mercato – né sempre proporzionale alla spesa.
In altre parole, non è detto che 30.000 euro investiti nel cappotto termico si traducano in 30.000 in più sul prezzo di vendita.


Senza contare che una riqualificazione parziale ha un impatto minore rispetto a una totale.
Ma a parte queste doverose considerazioni, gli immobili riqualificati – totalmente o in parte – in genere si vendono più velocemente e spuntano prezzi migliori (di vendita o locazione).
6 interventi per aumentare la classe energetica
Prima di vedere gli interventi, due precisazioni importanti.
La prima: non esiste un modo per stabilire in anticipo il salto di classi del tuo immobile senza una diagnosi energetica specifica.
Il salto di classe dipende da vari parametri, tra cui la tipologia di edificio, la zona climatica in cui si trova, la classe energetica di partenza e il tipo di impianto termico esistente.
Senza queste ed altre informazioni, nessuno può quantificare il miglioramento della classe energetica: chi afferma che “la pompa di calore fa saltare 2 classi” o che “il cappotto porta in classe B” sta solo facendo ipotesi.
Seconda precisazione: se puoi fare solo uno o due interventi, dai sempre la priorità all’involucro, anziché agli impianti.
Installare una pompa di calore di ultima generazione in una casa con muri non isolati e finestre piene di spifferi non ha senso: l’impianto lavorerebbe il doppio per compensare le dispersioni, consumando energia inutilmente.
Inizia dall’involucro: prima riduci le dispersioni, poi pensi agli impianti. Il vantaggio è doppio: l’impianto lavora meno e dura di più, e i consumi scendono in modo proporzionale.
#1 Isolamento del sottotetto
L’intervento prioritario è l’isolamento del sottotetto: lo avresti detto? 🤔.
Le dispersioni termiche attraverso il tetto possono incidere fino al 40% sulle perdite complessive di calore della casa: disperde più di muri e serramenti.
Tra tutti gli interventi possibili, è quello con il miglior ritorno economico sull’investimento, perché ha costi contenuti – di solito alla portata di tutti – e si ripaga in pochi anni.


Sottotetto non abitabile
Se il sottotetto non è abitabile, il materiale isolante viene posato direttamente sul suo pavimento, creando una barriera termica tra la zona riscaldata della casa e lo spazio sovrastante, non utilizzato e non riscaldato.
È la situazione più semplice in assoluto. Si realizza in un solo giorno, senza cantiere e senza disagi, grazie a pannelli isolanti oppure materiali sfusi introdotti tramite insufflaggio del sottotetto.
Sottotetto abitabile (mansarda)
Nel caso della mansarda si cambia approccio, perché lo spazio è occupato e riscaldato, quindi l’isolante viene applicato sulle falde della copertura (dall’interno o dall’esterno del sottotetto, a seconda dei casi).
#2 Sostituzione degli infissi
Il secondo intervento da considerare è la sostituzione degli infissi.
Le finestre rappresentano uno dei punti più deboli dell’involucro edilizio. Sostituire i vecchi serramenti con nuovi modelli a doppio o triplo vetro riduce in modo significativo le dispersioni e migliora anche il comfort acustico: un beneficio che sentirai subito, ancor prima di vedere la bolletta.


Rispetto all’isolamento del sottotetto l’investimento è più elevato – e risulta meno conveniente – ma resta uno degli interventi prioritari se vuoi migliorare la classe energetica della casa.
Una cosa a cui fare attenzione: anche il serramento migliore del mondo, installato male, disperde energia. La qualità della posa è importante quanto la qualità del prodotto.
#3 Cappotto termico esterno
Il terzo intervento è il cappotto termico esterno.
Ancora una volta parliamo di isolamento dell’involucro, prioritario rispetto agli impianti. A livello pratico, verranno applicati pannelli isolanti sulle superfici esterne dell’edificio, in modo da ridurre le dispersioni attraverso i muri (in modo significativo).
È l’intervento che permette il salto di classe più importante, con benefici concreti sul comfort abitativo, merito anche della correzione dei ponti termici critici, e sui consumi in bolletta.
Purtroppo è uno degli interventi più costosi e invasivi, perché richiede ponteggi e l’allestimento di un vero e proprio cantiere. In base alla mia esperienza, inoltre, trovare manodopera specializzata e affidabile non è semplice…e un cappotto mal eseguito può fare più danni che benefici. 😕
Per sfruttarne al massimo il potenziale, andrebbe abbinato alla sostituzione degli infissi.
da 70 a 150 €/mq (fornitura + posa)
Il prezzo varia molto in base al tipo di materiale isolante e alla complessità della posa, legata al tipo di edifico
#4 Pompa di calore
Quarto intervento: la pompa di calore.
La pompa di calore è un dispositivo che produce calore e acqua calda sanitaria, senza bruciare gas o altri combustibili.
La tipologia più diffusa in ambito residenziale è quella aria-acqua, dove abbiamo un’unità esterna (simile a un climatizzatore) che preleva calore dall’aria esterna e lo cede all’acqua dell’impianto di riscaldamento tramite un’unità interna.
Consuma elettricità, ma in modo molto efficiente: per ogni kWh elettrico utilizzato, ne restituisce 3 o 4 sotto forma di calore.
Riscalda d’inverno, raffredda d’estate e produce acqua calda sanitaria. Un solo impianto al posto di caldaia e condizionatore.
Caldaia a condensazione
Se non puoi o non vuoi installare una pompa di calore, la soluzione di ripiego è la sostituzione della vecchia caldaia con un modello a condensazione.
Le caldaie a condensazione sono molto più efficienti di quelle tradizionali: consumano meno gas a parità di calore prodotto ed emettono meno CO₂ ed inquinanti. Un intervento meno radicale rispetto alla pompa di calore, ma comunque significativo sulla bolletta.
Dal 1° gennaio 2025, la sostituzione della caldaia a condensazione alimentata a gas non rientra più tra gli interventi agevolabili con l’Ecobonus.
#5 Impianto fotovoltaico e solare termico
Quinto intervento: fotovoltaico e solare termico.
Qui parliamo di due tecnologie diverse che sfruttano la stessa fonte – il sole – ma producono cose diverse.
Il fotovoltaico produce energia elettrica, il solare termico acqua calda.
Fotovoltaico
I pannelli fotovoltaici trasformano la luce del sole in energia elettrica, usata in casa o accumulata in una batteria. Non riduce i consumi in senso stretto, ma riduce la quota di energia che prelevi dalla rete (questo conta, nel calcolo dell’APE).
Solare termico
Il solare termico non produce elettricità ma calore, trasferito a un bollitore per la produzione di acqua calda sanitaria. In pratica riduce il fabbisogno di energia non rinnovabile per produrre acqua calda.
#6 Nuovo impianto termico
Sesto intervento: nuovo impianto termico.
Se stai pensando a una ristrutturazione profonda, vale la pena considerare anche un cambio di tipologia di impianto termico: dai radiatori tradizionali a un sistema radiante.
Tipologie di impianti radianti:
- Pavimento radiante – tubi annegati nel nuovo massetto, o nel vecchio massetto fresato, che diffondono calore in modo uniforme su tutta la superficie del pavimento.
- Soffitto radiante – stesso principio, applicato al soffitto.
- Parete radiante – le tubazioni corrono nelle pareti (meno diffuso).
- Fan coil – ovvero i vetilconvettori, distribuiscono il calore tramite una ventola, simili a piccoli split o radiatori moderni.
Passare dai radiatori a un impianto radiante, da solo, non produce quasi mai il salto di classe energetica. Il vero beneficio arriva quando il nuovo impianto viene abbinato alla coibentazione dell’involucro e a un generatore più efficiente (pompa di calore o caldaia a condensazione).
Non è l’impianto che migliora la classe: è la combinazione di interventi che la migliora.
Incentivi e bonus disponibili nel 2026
Il quadro degli incentivi si è ridimensionato rispetto agli anni del Superbonus 110%, ma esistono ancora delle agevolazioni concrete.
Ecobonus
Il primo è l’Ecobonus, una detrazione fiscale IRPEF (o IRES, per le imprese) sulle spese per lavori di riqualificazione energetica di edifici esistenti.
Una parte della spesa – dal 50% al 65% in base all’intervento – viene recuperata in 10 anni tramite la dichiarazione dei redditi,
Conto termico
Il secondo è il Conto Termico, un incentivo diretto erogato dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), che rimborsa una parte delle spese sostenute per interventi che migliorano l’efficienza energetica e producono energia termica da fonti rinnovabili.
Tra gli interventi incentivati troviamo anche pompe di calore, caldaie a biomassa, scaldacqua a pompa di calore e solare termico.
A differenza dell’Ecobonus, è un rimborso diretto, anziché una detrazione fiscale, quindi è utile anche per chi ha una bassa capienza IRPEF. L’importo dell’incentivo va calcolato caso per caso.
Bonus ristrutturazione
Il terzo è il Bonus Ristrutturazione (o Bonus Casa), una detrazione ordinaria del 50% sulle spese per interventi di ristrutturazione edilizia, ma che include anche opere con ricadute sull’efficienza energetica, come la sostituzione degli infissi.
Come l’Ecobonus, la detrazione si recupera in 10 anni tramite la dichiarazione dei redditi.
Aumentare la classe energetica: da dove iniziare?
Questo è il punto che fa la differenza tra chi spende bene e chi spende molto senza ottenere risultati proporzionati.
Prima di decidere quali lavori fare, devi capire dove e come la casa perde energia e quali sono le principali cause di inefficienza (ogni edificio è diverso).
Ciò di cui hai bisogno è una diagnosi energetica, un’analisi approfondita che individua le dispersioni termiche principali, fotografa lo stato dell’impianto di riscaldamento e produzione di acqua calda, e permette di definire un’ordine di priorità degli interventi, oltre a stimare il salto di classe energetica raggiungibile.
Un buon professionista la offre come punto di partenza naturale. Se qualcuno ti propone un intervento senza aver analizzato la casa, cambia professionista.
Ristrutturare casa: quali sono gli errori da evitare?
Vorresti sapere quali sono gli errori più comuni e costosi di chi ristruttura casa?
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A presto
Lorenzo